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Tarcisio Lancioni, E inseguiremo ancora Unicorni (2020)

L’alterità è l’esito di un giudizio fondato sul riconoscimento di segni dell’estraneità, a partire dai quali ci facciamo un’immagine, e una ragione, dell’Altro: condizioni indispensabili per l’espressione di qualsiasi giudizio. Ma come si può conoscere qualcosa che riconosciamo proprio in quanto sconosciuto, per pura differenza rispetto a ciò che è noto? È in questo spazio fra la necessità e l’impossibilità che si colloca tutta la panoplia di figure dell’Altro, mostri o unicorni che siano. Veri apparati di cattura semiotici che le culture elaborano per tradurre l’Altro in qualcosa di “preconosciuto”, e spesso associati a giudizi già formulati, a pre-giudizi. È di questi modelli che il libro si occupa con gli strumenti della semiotica, in una sorta di inseguimento, delle sue manifestazioni all’interno dei testi più diversi (letterari, cinematografici, documentali, pittorici e fotografici), nella convinzione che il loro studio abbia qualcosa di importante da insegnarci: non tanto a confrontarci con l’Altro, quanto a capire le dinamiche semiotiche attraverso cui lo comprendiamo e lo giudichiamo. 



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